Steven Bradbury – Tra fortuna e volontà: inferno-paradiso solo andata
Tempo di lettura: 2 minuti

credit immagine: Boxlife.

Salt Lake City – Olympics game 2002

Fortuna, miracoli, quante volte abbiamo sentito parlare di storie pazzesche nel mondo dello sport. Una delle storie più assurde e conosciute è senza alcun dubbio quella del pattinatore Steven Bradbury.

Tra la vita e la morte

Steven Bradbury è un pattinatore di short track australiano, buon talento da giovanissimo che viene tuttavia fortemente limitato da un gravissimo infortunio che stava per costargli la vita. Durante una prova di Coppa del Mondo a Montreal, Steven si scontrò con l’italiano Mirko Vuillermin. Il pattino dell’italiano passò sulla coscia del malcapitato Bradbury, recidendogli l’arteria femorale. 111 punti di sutura, oltre 4 litri di sangue persi e il rischio di morire dissanguato. Bradbury tornerà a gareggiare dopo un anno e mezzo, ma non sarà più lo stesso. Nel 2000 durante una seduta di allenamento si fratturerà il collo ed anche i più fedeli sostenitori pensano che forse sia giunta l’ora che Steven Bradbury, seppur alla giovane età di anni 27, debba appendere i pattini al chiodo e rinunciare al sogno olimpico.

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Infortunio di Steven Bradbury; Montreal

Un sogno tutto d’oro

Ma non vi è sconfitta nel cuore di chi lotta. E crede.
Arrivano le Olimpiadi Invernali di Salt Lake City del 2002, Bradbury partecipa ad onor di firma, ma il destino, magnanimo e imprevedibile, gli rende l’incredibile.
In una gara ad esclusione, Steven Bradbury in modo del tutto casuale riesce a rimanere in piedi, tagliando per primo il traguardo nella più assurda ed ilare gara di Short Track 1000m della storia. Sarà medaglia d’oro, una medaglia che Bradbury dichiarerà essere un riconoscimento da parte del destino.

«Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L’ho vinta dopo un decennio di calvario»

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Una vittoria surreale, un risarcimento che, meritato o meno, diventerà simbolo di casualità e fortuna. Una fortuna tuttavia frutto di caparbietà e voglia di non mollare mai. E non è forse questo uno dei principi più importanti che sta alla base dello sport?

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