Chris Mears e il sogno olimpico: più forte della morte
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credit immagine: Agência Brasil Fotografias.

Le storie di Olimpia hanno sempre un fascino particolare e quella di Chris Mears non sembra essere seconda a nessuna. Forse perché del recente passato è senza dubbio tra le più significative o, semplicemente, perché chi beffa la morte per poi prendersi la gloria, non può che essere considerato un immortale.

Tra la vita e la morte

Gennaio 2009. È giovane Chris, ma ha già il nuoto ed i tuffi nel cuore. Appena sedicenne, contrae il virus Epstein-Barr che gli provocherà la rottura della milza, con una conseguente emorragia interna di grave entità. Tanto sangue perso ed il giovane britannico entra in coma. Ricoverato d’urgenza in ospedale, i medici saranno da subito chiari: il ragazzo ha solo il 5% di possibilità di cavarsela. Ma Chris è un guerriero. Riuscirà a far fruttare al meglio quel 5% e supererà al meglio tutti gli ostacoli, riprendendosi alla grande. Dopo il Momento di difficoltà in lui scatta una scintilla, quella stessa scintilla di chi sa che la vita non sempre ti offre una seconda possibilità. Comincia così la scalata all’immortalità e quel tuffo a capofitto verso la gloria.

La rinascita e quell’Olimpiade tutta d’oro

Appena 3 anni dopo la malattia, Chris Mears partecipa alle Olimpiadi di Londra 2012. Gareggerà nel trampolino individuale da 3 metri e nel sincro in coppia con Nick Robertson Baker. Con quest’ultimo otterrà un dignitoso quinto posto. La gara di Londra tuttavia fa solo da preludio a quanto avverrà 4 anni dopo in quel di Rio de Janeiro. 2016. Olimpiadi in terra brasiliana. Il trampolino sarà lo stesso (3 metri sincro), ma il compagno no. Sarà il tuffatore Jack Laugher a coadiuvarlo, pronto a formare un duo affiatato e di gran classe. I due saliranno sul gradino più alto del podio, vinceranno anche la medaglia d’oro agli europei, regalando alla Gran Bretagna la prima medaglia d’oro nei tuffi della sua storia. Chris Maers verrà insignito del titolo di membro dell’Ordine dell’Impero Britannico e dimostrerà al mondo che la voglia di vivere, e vincere, può essere più forte di qualsiasi altra cosa. Anche della morte.

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