Serie A – La nostalgia dei tempi andati: il primo, il secondo e il terzo
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Serie A – Un rito dal sapore d’amicizia

Esiste un luogo immaginario, forse un luogo immaginario nella memoria, dove ci sono tre piazze in una piccola città non troppo lontano da dove vivete voi. La prima è vicino al mare, piena di sole, non troppo rumorosa nonostante passi la ferrovia. La seconda è vicina a Dio, con una chiesa grande a dominarla e con un Santo importante a garanzia della fede nei riguardi del Padrone di Casa. La terza piazza è in salita; si trova sul finire di due strade che corrono quasi in parallelo e con una considerazione della loro pendenza che varia a seconda della forma fisica di chi le affronta. Questa terza piazza è messa li proprio per far incontrare queste strade e tanti giovani in cerca di allegria; o almeno così sembra alla memoria di chi scrive. Il sabato si andava a scuola proprio nella peggiore delle tre piazze, la prima; troppo vicina al mare e alla ferrovia per non invogliare costantemente alla fuga, soprattutto nelle giornate tiepide d’aprile. Tre ragazzi però resistevano all’idea di fuggire dai propri doveri. Il più magro perché metodico e rigoroso, il più alto perché leale e rispettoso, il terzo perché non gli veniva offerta alternativa. Andavano a scuola pensando per buona parte della giornata all’anticipo di Serie A, alla formazione del fantacalcio da comunicare al telefono prima dell’inizio della partita del sabato, alla giornata del campionato di Serie A, al posticipo della giornata di Serie A. Il sabato, se non lo si fosse ben capito, era il giorno della grande attesa. L’anticipo era unico, come il posticipo del resto; le partite erano giocate tutte alle 15, della domenica ovviamente. Suonata quell’ultima campanella ci si spostava dalla piazza del mare verso la piazza di Dio per comprare il giornale, fondamentali erano le anticipazioni delle formazioni che gli allenatori avrebbero schierato in campo. Era da poco arrivato in Serie A un giocatore fenomenale, regale, nero come l’ebano; il Re d’Africa: George Weah.

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Tantissimi però erano i campioni; l’elenco completo sconvolgerebbe gli occhi. Inzaghi, Signori, Del Piero, Baggio, Cannavaro, Maldini, Bergomi, Baresi, Batistuta, Pagliuca, Zola, Chiesa, Peruzzi, Mancini, Rui Costa, Zanetti, Totti, Bierhoff, Protti quel Igor Protti.

Troppi, talmente tanti, che la peggior squadra del fantacalcio di quel tempo farebbe felice qualsiasi fantallenatore di oggi al sol leggerla. Sotto la casa di Dio iniziavano a prendere la giusta ispirazione per la formazione che si sperava vincente. Il posticipo i tre ragazzi lo vedevano insieme, in pizzeria, qualunque esso fosse; non importava la squadra, bastava fosse calcio e Serie A. Il più magro dei tre, poichè presidente di una lega dove occorreva chiamarsi a casa, telefono fisso per telefono fisso, affidava alla sorella più piccola il compito di prendere le formazioni dei partecipanti mentre lui si preparava per uscire. Il più alto dei tre, puntualmente lo andava a bussare, veniva aperto e conversava con le sorelle e talvolta prendeva qualche formazione di qualche amico ritardatario al telefono. Una volta che il magro fosse pronto, si andava verso la casa del terzo; il più vecchio dei tre ma quello con meno potere decisionale; l’amico del cuore. Con 10.000 lire si assaporava il gusto dell’onnipotenza economica; la classifica il sabato sera a paghetta ricevuta recitava primo “il terzo”, secondo “l’alto”, terzo “il magro” , quarto Bill Gates a seguire tutti gli altri più noti miliardari dell’epoca. Si discuteva animatamente sulle qualità delle squadre, dalla prima in classifica alla diciottesima; in Serie A ce ne erano solo 18. La prima vinceva lo scudetto ed andava in Champions League, anche se loro tre preferivano la Coppa dei Campioni; le ultime quattro retrocedevano. C’era la Coppa Italia che riservava sempre sorprese, talvolta clamorose, come quella dell’anno dopo quando vinse il Vicenza. La vittoria della Coppa Italia forniva la qualificazione alla Coppa delle Coppe; e le qualificate in Europa partecipavano alla Coppa Uefa. In Italia avevamo squadre super competitive, erano gli anni che dominavamo in Europa, competitive al punto che le prime sette del campionato venivano chiamate le 7 sorelle. Era un campionato incerto dove imprevedibili erano gli scontri tra la testa e la coda della classifica e dove il capocannoniere della Serie A retrocedeva col suo Bari. Non si era finito di stabilire se era meglio Chiesa o Signori che si era già fatta l’ora di correre a casa prima delle 23. Il giorno dopo, la domenica, se il terzo non andava allo stadio; e spesso non andava perché non gli veniva offerta molta scelta, gli altri due erano ospiti fissi a pranzo; perché la madre cucinava da Dio e perché in casa avevano Tele+. Si mangiava come ad un matrimonio e poi tutti nella stanza del nonno, perché in verità la domenica erano “invitati” a casa del terzo, ma era la casa del nonno del terzo che aveva Tele+. E dopo pranzo nonno dormiva, nonostante le urla di gioia o di disperazione; gli sfottò e le telefonate ricevute in casa per confermare che sì, anche questa volta avevano deciso di “accettare” l’invito a pranzo del terzo. Qualcuno dei tre avrebbe avuto anche una fidanzatina da vedere dopo le partite della domenica ma non doveva essere per molto tempo; alle 20.30 c’era il posticipo e se non era allo stadio, e se il terzo non doveva andare allo stadio, lo vedevano ancora lì, a casa del nonno; del nonno del terzo che era anche un po’ il nonno di tutti; che ordinava le pizze e ci sintonizzava su Tele+ per il posticipo, l’unico e solo ma sempre la miglior partita di giornata; qualsiasi fossero le squadre in campo. Ed il Milan vinceva lo scudetto, perché nemmeno Cannavaro avrebbe fermato Weah, ed il magro avrebbe vinto al fantacalcio, come ogni anno, come sempre; e quello più alto avrebbe vinto un’amicizia infinita ed una passione immortale per lo sport; e al terzo? al terzo non avrebbero dato che la scelta di essere felice, per domeniche che non tornano più, bellissime; in un luogo dove ci sono tre piazze non troppo lontano da dove vivete voi.

Buonanotte e complimenti per esser arrivati fin qui giù.

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