Marco Pantani – 5 Giugno: nascita e morte di una leggenda senza tempo
Tempo di lettura: 5 minuti

credit immagine: Brian Townsley .

Chi conosce, ama ed amerà per sempre Marco Pantani condividerà il fatto che, per il corridore più forte di tutti i tempi, il 5 Giugno sia un giorno particolare. Uno di quei giorni scalfiti sulla pietra del destino, che lo farà nascere e morire in modo tanto emozionante quanto crudele.

5 Giugno 1994, nasce Marco Pantani

Giro d’Italia 1994, sul Mortirolo il russo Evgenij Berzin e lo spagnolo Miguel Indurain sono in compagnia di un italiano di cui solo gli appassionati più attenti conoscono il nome. Questo giovane impertinente, al cospetto di due mostri sacri delle corse a tappe, decide in quel momento che è ora di farsi conoscere dal mondo intero. Un occhio ai due compagni di fuga, inserisce il cambio pesante, si alza sui pedali e lascia sul posto Berzin e Indurain. Poche pedalate e, complice la nebbia, i due non riescono più nemmeno a leggere la scritta Carrera, bianca su sfondo rosso, sulla schiena di quel giovane corridore in rampa di lancio.
Su quella strada, il 5 giugno del 1994, nasce il mito di Marco Pantani.

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5 Giugno 1999, l’inizio della fine

Marco Pantani è all’apice della sua carriera. Sta dominando il Giro, ha vinto come solo i più grandi di sempre sono riusciti a fare, Giro d’Italia e Tour de France nello stesso anno ed è già una leggenda vivente del ciclismo. Idolatrato da tutti, verrà rinnegato e crocifisso per un reato che in futuro si scoprirà, non ha mai commesso. Giro d’Italia 1999. Madonna di Campiglio. Marco arriva in maglia rosa. Nelle tappe precedenti regala come al suo solito uno spettacolo inaudito. Dal salto di catena ad inizio salita con conseguente recupero e vittoria ad Oropa, fino alle due tappe dell’Alpe di Pampeago e Madonna di Campiglio, dove ha sempre dimostrato di dominare in modo incontrastato. Il discorso sembra chiuso. 5’38 sul falco Savoldelli e Giro ormai in tasca. D’un tratto la bomba. 5 Giugno. Ore 10:10. I controlli dell’UCI indicano un ematocrito nel sangue di Pantani dell’1% superiore rispetto al limite consentito (52% piuttosto che 51%). Un uno percento che farà scattare una gogna mediatica senza precedenti. Le parole di Candido Cannavò, allora direttore della Gazzetta dello Sport, riecheggeranno per molto tempo; quella parola “tradimento” che segnerà Marco per sempre. Da quel Momento non sarà più lui. Troppo ingiusto quel mondo che fino a qualche minuto prima lo aveva amato per poi masticarlo e sputarlo senza replica. Marco morirà a Madonna di Campiglio quel maledetto 5 Giugno. Lo stesso giorno che esattamente 5 anni prima lo aveva fatto conoscere al mondo.

“Mi sono rialzato, dopo tanti infortuni, e sono tornato a correre. Questa volta, però, abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile.” – Marco Pantani

Le verità nascoste

Un’ingiustizia che verrà successivamente portata alla luce da pentiti della camorra e da intercettazioni telefoniche. Il medico che fece le analisi sul sangue di Pantani venne minacciato e corrotto per alterare i risultati; scambiando le provette. Una chiacchiera diventata notizia, una notizia divenuta realtà. Una realtà confermata qualche anno prima da una lettera inviata dal celeberrimo criminale Renato Vallanzasca alla stessa madre di Marco Pantani, Tonina.

Marco non vincerà il Giro

“Premesso che non vorrei passare per colui che vuol svelare il mistero di Fatima, posso dirti quanto e’ a mia conoscenza e che dissi senza togliere o aggiungere una virgola, al Pm di Trento che venne a interrogarmi, come persona informata sui fatti. Non sapevo e neppure ora so cosa sia successo di preciso. Quel che e’ certo e’ che 4/5 giorni prima che fermassero Marco a Madonna di Campiglio, mi avvicino’ un amico. Anche se in verità lo dovrei definire solo un conoscente, che mi disse: “Renato, so che sei un bravo ragazzo e che sei in galera da un sacco di tempo. Per questo mi sento di farti un favore ero in vero un po’ sconcertato, ma lo lasciai parlare. “Hai qualche milione da buttare? Se si’, puntalo sul vincitore del Giro. Non so chi vincerà, ma sicuramente non sara’ Pantani”. Da un lato ero certo che nessuno avrebbe mai pensato di potermi fare uno spiacevole scherzo, ma dall’altro vedevo Marco che viaggiava troppo forte. Nei due o tre giorni seguenti Marco aveva guadagnato ulteriormente sui due rivali Gotti e Jalabert. Dopo ogni arrivo, dicevo all’amico: “Si può solo sparargli”. E lui, che era il solo che capiva anche se lo dicevo in presenza d’altri, mi rispondeva: vedrai. E comunque, più lui vince e più ci si avvicina a Milano, più le quote degli altri salgono. Personalmente sono convinto che neppure lui sapesse dove stava il trucco. Cioè se, per fare un esempio, lo avrebbero fatto cadere o se uno spettatore impazzito gli avrebbe dato una martellata. Ma era certo che Marco non avrebbe vinto!”.

Leggenda tra le leggende

Una verità che fugherà ogni dubbio. Marco Pantani quel 5 Giugno fu vittima della camorra. Vittima del giro di scommesse illecite che ne determinarono la fine. Rinnegato da quello stesso pubblico che ora ne decanta le gesta, fiero di esclamare “io c’ero”. Quel pubblico che avrebbe dovuto sostenerlo e credere ad un ragazzo reo di essere un campione tra i campioni. Un mito tra i miti, una leggenda che nei nostri cuori, vivrà per sempre.

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