Oronzo Pugliese – La vera storia del vero Oronzo Canà
Tempo di lettura: 3 minuti

Chi di noi non conosce Oronzo Canà, il famosissimo personaggio magistralmente interpretato da Lino Banfi. Bene. Sappiate che il grande Lino è stato ispirato da un celebre allenatore degli anni 50, tale mister Oronzo Pugliese.
“Vi abbiamo preso per un coglione?” Niente affatto!

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Oronzo Pugliese, soprannominato il Mago di Turi (soprannome datogli per aver battuto con il suo Foggia allo Zaccheria l’Inter campione d’Italia, del Mondo e d’Europa del Mago Herrera) era un vulcanico allenatore, un personaggio tutto da scoprire e godere per il suo modo di vivere la gara e, forse, la sua intera vita. Tarantolato, istrionico, seguiva i suoi giocatori (ed anche quelli avversari) correndo per tutta la fascia. Si narra che una volta all’olimpico inseguì sulla fascia destra il giocatore avversario Nenè e cominciò a urlargli “a me, passala a me” facendo scoppiare lo stadio in una grossa risata, (nonostante poi Nenè passò a Riva, che fece goal).

Le sue interviste sempre uno spettacolo: a precisa domanda sull’acquistare giocatori stranieri, rispose:

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<< Non ci comprendiamo noi italiani, figuriamoci gli stranieri; perchè lo straniero sai cosa fa? Quando una cosa gli garba “io avere capito”, quando non gli garba “ma sa, io non avere capito.. pregare, spiegare” e poi non capisce mai perchè non gli suona…>>

Il mio credo di gioco?

<<tu ti stai, io mi sto, tu me la chiedi e io non te la do>>.

<<11 gambe abbiamo noi e 11 hanno loro>> ed ancora.
Portò i suoi giocatori al cinema, seguendoli con lo sguardo da lontano; ne vide uno fumare, allora strisciò quatto quatto e da dietro gli diede due “schiaffazzi”. Peccato che Oronzo lo avesse scambiato con un’altra persona. Un uomo verace, un vero personaggio tutto da scoprire. Un allenatore vero, chiamato l’uomo dei miracoli per la capacità di arrivare in piazze disperate e raggiungere salvezze insperate.
La sua doppia zona – vi ricorda qualcosa? – era fatta di corsa, sacrificio e sudore e poco importa se in mezzo a tutto questo si dovesse spargere sale dietro la porta o a cospargere il campo di sansa di olive triturate per “stordirli con il caldo e con la puzza”

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la vittoria era l’unica cosa importante, un connubio tra sacrificio e superstizione, tra sacro e allegorico, tra un allenamento rincorrendo galline e spiegazioni tattiche con bicchieri colmi d’acqua  -e alle volte vino- con tanto di incitamento vocale e visivo “il tuo avversario te lo devi bere!!”  e giù in un sorso.

In un mondo che non c’è più, dove l’equilibrio tra il serio e il faceto rischia di degenerare in taluna o in altra parte, ci piace ricordare il Mago di Turi, Oronzo Pugliese, quell’Allenatore nel pallone che molti di noi hanno inconsciamente amato per generazioni. Oronzo Pugliese l’UOMO dei miracoli.

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