Rocky – Chuck Wepner: La vera storia del vero Rocky Balboa
Tempo di lettura: 3 minuti

credit immagine: Chris Yarzab.

Rocky – L’inizio della leggenda.

Tutti conoscono la storia di Chuck Wepner pur non conoscendo il suo nome. Pugile semi sconosciuto degli anni 70, vanta una carriera passata più ad incassare colpi piuttosto che darli. Amato dal pubblico proprio per la sua capacità di rimanere in piedi anche contro pugili del calibro di George Foreman e Muhammad Ali. Difficile quindi da mettere al tappeto pur avendo una guardia che definire ballerina è dir poco.

Il sanguinante di Bayonne

Wepner, soprannominato il sanguinante di Bayonne, chiuderà la sua carriera da boxer con 35 vittorie e 14 sconfitte e con un record particolare di secondo pugile della storia con più punti di sutura in volto, ben 329, dietro solo a Vito Antuofermo che lo precederà con 359 punti.
Questa sua capacità di rimanere dannatamente in piedi –l’incontro contro Sonny Liston fu uno dei più cruenti della storia della boxe-, attirò manager del calibro di Don King, che organizzò un incontro valido per il campionato dei pesi massimi contro sua maestà Muhammad Ali.

Chuck Wepner vs Mohammad Ali

L’incontro ebbe inizio. Ali cominciò a picchiare in modo blando, come del resto si fa durante un’esibizione. D’un tratto avvenne l’incredibile: il campione dei campioni è al tappeto! Ali cadde, la folla impazzì. In verità fu un inavvertito pestone di Wepner a buttarlo a terra. Ma Ali, poco propenso alle cattive figure si infuriò e cominciò a colpire Wepner con una ferocia mai vista. Wepner resistette fino alla quindicesima ripresa e se non fosse stato per quel pestone probabilmente avrebbe finito l’incontro.

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Lo stallone italiano

Tra il pubblico, un attore dalla carriera ai minimi storici. Qualche scrittura nei film porno come Italian Stallon ed un lavoro come maschera al cinema. Vide quello stoico pugile che, pur incassando colpi a volontà riuscì a far infiammare il pubblico, portandolo dalla sua parte, pur avendo davanti a sé il campione dei campioni. Sbalordito da quell’incontro ed affascinato da quel pugile che non mollò mai, Sylvester Stallone, americano con origini italiane (il padre era pugliese) si rinchiuse per tre giorni in casa e cominciò a scrivere quello che poi si rivelò essere un vero e proprio capolavoro.
Wepner- Rocky Balboa, un pugile mediocre che riesce ad avere un’occasione nella vita e lotta con tutte le sue forze, contro Ali-Apollo Creed. Il campione dei campioni che nonostante i favori del pronostico rischia di perdere il titolo contro un pugile dilettante ( quest’ultima parte non proprio corrispondente alla realtà).

Rocky vs Ali

Il film vinse tre premi Oscar, al secondo posto tra i migliori film sportivi di tutti i tempi e guadagnato negli anni qualcosa come poco meno di tre miliardi di dollari. La sera della notte degli Oscar lo smoking di Stallone si ruppe, facendolo così salire sul palco con il colletto in stile Tony Manero e rendendolo ancora più “umano” agli occhi della gente. Quella serata fu indimenticabile per Sly, adornata dalla meravigliosa sorpresa dell’ingresso sul palco di Ali (fan sfegatato del film), con il quale mise su un “combattimento” memorabile.

La nascita del mito

Nacque così il mito di Rocky Balboa, lo stallone italiano. L’ennesima geniale intuizione di Stallone fu quella di voler interpretare il personaggio principale a tutti i costi, non cedendo alle pressioni ed ai quattrini (parecchi), offertigli dai produttori del film che avrebbero preferito gente affermata come Burt Reynolds. Riguardo a Wepner, si guadagna da vivere facendo il rappresentante farmaceutico e di liquori. Già, quando Stallone gli chiese di poter utilizzare la sua storia, proponendogli una percentuale sugli incassi, Wepner rifiutò, non credendo a quel progetto e accettando quindi dei soldi -pochi e subito- salvo poi ritrattare e mettere (ad oggi inutilmente) in mano ad avvocati tutta la faccenda. Un finale nel finale quindi, ma vista la storia, non poteva essere altrimenti.

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