Aldo e i suoi fratelli – L’incredibile storia dei Cevenini
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credit immagine: Wikimedia Commons .

Aldo Cevenini – Il primo centravanti della Nazionale Azzurra

13 Gennaio, 1910 – Luigi Bosisio costituisce la Nazionale Italiana di Calcio

Quest’anno anche l’Italia avrà la sua squadra nazionale composta da soli giuocatori italiani. La FIGC ha a questo d’uopo incaricata la Commissione Tecnica Arbitrale… [di] mettere assieme una squadra che degnamente sappia rappresentare i colori d’Italia, colla speranza che la vittoria arrida agli undici valorosi atleti

Foot-Ball, rivista ufficiale della FIGC, 13 gennaio 1910

Meazza e l’arbitro Commissario Tecnico

Già, gli arbitri, perché siamo nel 1910 e con l’automobile che deve ancora rivoluzionare gli stili di vita, gli aerei che inizieranno solo tra qualche anno a trasportare passeggeri e la televisione che aspetta che qualcuno la inventi, nessuno più dei direttori di gara gira per i campi da calcio e meglio conosce gli atleti migliori.

Verranno i giorni nei quali gli azzurri saliranno sul tetto del mondo, ma oggi, 15 maggio 1910, la storia la fanno i nomi che -con le magliette bianche (ancora oggi il colore da trasferta della nazionale), i calzoncini bianchi o neri (a scelta) e i calzettoni a piacere-  compongono la formazione che affronta la Francia in amichevole: sono loro i primi Nazionali di sempre dell’Italia calcistica. Il primo “allenatore”, Umberto Meazza, è, manco a dirlo, arbitro anche lui.

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La partita si gioca nell’elegante Arena Civica di Milano: storia che si crogiola nella storia. Con i suoi trentamila posti, pari a circa un quarto della popolazione della città meneghina del 1807 -anno dell’inaugurazione-, Napoleone la volle allagata per la spettacolare naumachia che la svelò al mondo.

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Il centravanti della Nazionale

Il nostro centravanti, il nostro primo centravanti, risponde al nome di Aldo Cevenini. Nel 6-2 con il quale travolgiamo i transalpini, Aldo non va a segno, ma le gesta continuerà a scriverle in altra maniera.

Aldo, dopo la partita, torna nella sua casa non lontano dall’Arena, si siede a tavola con tutta la famiglia e inizia a raccontare la memorabile giornata. Parole che trasudano indescrivibili emozioni e occhi che brillano di meraviglia, tanto che i quattro fratelli, tutti più piccoli di lui, iniziano a sognare quel magico mondo del pallone e a fantasticare di diventare anche loro bravi calciatori, proprio come il loro il fratello maggiore. O anche di più.

Passano cinque anni e sfidiamo in casa la Svizzera, nello Stadium di Piazza d’Armi di Torino. Una struttura costruita in occasione dell’Esposizione Universale del 1911, lunga 361 metri e larga 204, con 40.000 posti a sedere e 30.000 in piedi. Un complesso maestoso, imponente: è lo stadio più grande dello stivale, forse dell’intero continente. Grande, grandissimo, anche troppo per il pubblico dell’epoca, tanto che sarà demolito una trentina d’anni dopo:

«è una costruzione che a nulla serve, un’opera la quale già a due anni dalla costruzione sentiva odore di muffa, tanto ora appare frusto che l’imperfetta costruzione lo fa sembrare un rudere.»

Adamo Levi, consigliere comunale di Torino

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Piazza d’Armi, Aldo non lo sa ma quel nome nasconde un beffardo e tragico destino.

Lui è felice in questo ultimo giorno del primo mese dell’anno 1915. E’ felice per sé stesso perché quando lo svizzero (è un’amichevole, nessuno si lamenta per la connazionalità di arbitro e avversari) Pasteur fischierà l’inizio della gara, lui toccherà l’undicesima presenza in nazionale. Ma è ancor più contento per Luigi, uno dei suoi fratelli, che è stato convocato per la prima volta e oggi esordirà.

Vinciamo per 3-1, con due gol di Aldo e uno di Luigi. Due fratelli in Nazionale, entrambi a segno: fantastico! I Cevenini continuano a scrivere pezzi di storia calcistica e siamo solo agli inizi.

O alla fine.

L’Italia entra in Guerra

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Il 24 maggio del 1915 l’Italia entra in guerra e non c’è spazio per le cose futili come le partite di pallone: tutte le competizioni vengono sospese; l’esistenza stessa è come sospesa. Le convocazioni arrivano, non sono come quelle di prima ma arrivano e ai calciatori in età arruolabile tocca difendere il tricolore sui campi di battaglia piuttosto che su quelli da gioco. Non più scarpini ma stivali, niente pallone, solo fucili.

E quella doppietta resta per Aldo l’ultimo ricordo con la casacca della Nazionale.

Il diciottenne Cesare Cevenini, il quarto dei cinque fratelli, viene chiamato al fronte nell’immediatezza della disfatta di Caporetto. Torna vivo, ma con i piedi congelati.

Cesare non ha tempo né voglia per pensare ai desideri infranti di un ragazzo che voleva giocare in nazionale.

Pensa a tutti quelli che a casa ci sono tornati dentro una cassa di legno. O non ci sono tornati affatto. Un milioneduecentoquarantamila morti solo tra i nostri, dodici milioni in tutto il mondo.

Non servirà da lezione.

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Sacrario militare di Redipuglia

La fine della Guerra

Il conflitto mondiale è alle spalle, la vita, di chi è stato così fortunato a conservarla, riprende e i ragazzi possono tornare a sognare un futuro col pallone tra i piedi. Anche se in pochi hanno compreso i motivi di tanto orrore, anche se in troppi ancora contano i morti e non smettono di versare lacrime di terrore e impotenza.

La Nazionale ritrova il prato verde cinque anni dopo l’ultima gara.

E’ di nuovo gennaio, di nuovo Milano, di nuovo la Francia, di nuovo vittoria, di nuovo Cevenini: Luigi ne segna due nel 9-4 finale, mentre il vento di questo 1920 trascina leggera nell’aria una una canzone che fa:

Abat-jour/che soffondi la luce blu,/di lassù/tu sospiri, chissà perché./Abat-jour/mentre spandi la luce blu,/anche tu/cerchi forse chi non c’è più…

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Si torna a giocare

Qualche mese più tardi, per il ventesimo campionato italiano che si chiama Prima Categoria c’è un derby da giocare: U.S. Milanese contro Inter.

E pensate che i cinque figli del lattaio milanese Cevenini, indissolubilmente legati dalla passione calcistica oltre che dal sangue che scorre nelle loro vene, non siano presenti a questo evento?

Ci sono tutti. C’è Aldo, c’è Luigi, c’è Cesare, c’è Mario, c’è Carlo. Tutti, ci sono tutti.

Ma non sugli spalti.

Sono in mezzo al campo. Tutti e cinque. Con la maglietta, i calzoncini, i calzettoni e gli scarpini. Tutti uguali. Eccetto gli scarpini. Giocano tutti e cinque per l’Inter. Mezza squadra che risponde allo stesso cognome: Cevenini. Nemmeno nei paeselli dove sono tutti mezzi imparentati fra loro.

I fratelli Cevenini nel derby contro il Milan stagione 1920/1921

Luigi Cevenini diventerà il ventottesimo marcatore della Nazionale e il quinto dell’Inter. Di tutti i tempi. Senza giocare per quattro intere stagioni.

Che merda la guerra.

Luca Varrassi

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