Dimitar Berbatov – Quel pazzo pomeriggio bavarese tra dubbi e incertezze
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credit immagine: Biser Todorov .

Dimitar Berbatov –  Tra Fiorentina, Juve, Fulham e dubbi esistenziali

Gli aeroporti. Simboli di arrivo per alcuni, di addio per altri, di arrivederci per altri ancora, ma comunque, per tutti, luoghi di passaggio. In un aeroporto puoi arrivare, da un aeroporto puoi partire, ma di sicuro, in un aeroporto, non puoi essere intenzionato a stare.
Eppure quel giorno Dimitar aveva deciso di starci non una, ma ben due volte, e tanti saluti al casino che avrebbe creato la stampa.
Meglio comunque procedere con ordine.

29 Agosto 2012

Nonostante abbia vinto il titolo di capocannoniere appena due anni prima, Dimitar Berbatov, trentunenne, viene considerato da Sir Alex Ferguson un giocatore sul viale del tramonto. Ha passato gran parte dell’ultima stagione in panchina, le 21 presenze totalizzate vanno strette a colui che solo nel 2010 era capace di metterne cinque in una partita.

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Non per niente, da ormai due giorni è lo stesso Manchester United ad aver trovato a Berbatov una nuova casa. Un nuovo inizio, in Italia, tra le file di una Fiorentina che sta cercando una prima punta valida da affiancare a Jovetic e che per lui ha battuto la concorrenza di Juventus e Fulham. I viola hanno aspettative da buona classifica, l’offerta è stata accettata anche dal calciatore di buon grado. O almeno, così sembra.

Scalo di Monaco di Baviera

Dimitar è atteso a Firenze per le 13.00. Visite mediche, firma e potrà ritenersi un nuovo giocatore Viola. Nel viaggio che lo porterà da Manchester al capoluogo toscano è prevista un’unica tappa: un semplicissimo scalo all’aeroporto di Monaco di Baviera.
È qua che, dopo tante premesse, veniamo al dunque; perché quello scalo all’aeroporto di Monaco di Baviera si sta per rivelare tutto, fuorché semplicissimo. Sarà quel disprezzo per l’Italia che aleggia inesorabile nell’aria tedesca, sarà che il calcio italiano negli ultimi anni ha perso di charme, ma più passa il tempo, più Dimitar viene assalito dai dubbi. Sa già correttamente Bulgaro, Russo, Inglese e Tedesco, è proprio necessario dover imparare una quinta lingua e costruirsi insieme alla sua famiglia un’altra vita in un’altra nazione? E i progressi che ha fatto sua figlia con l’inglese dopo che lui stesso aveva tanto insistito affinché lo imparasse a menadito? E soprattutto, cosa ne penserà sua moglie? C’è poco da fare, la prospettiva di una nuova avventura a Firenze per Dimitar si fa sempre più buia. Decide di non partire, di prolungare lo scalo. Ne parla col suo agente, che dato l’ormai annunciato addio allo United è costretto a rimettere in moto le trattative.

Un finale a sorpresa

Passano i minuti, passano le ore, arrivano le 16.00 e il ds della Fiorentina Macia è ancora all’aeroporto Vespucci ad aspettare quello che ormai sembra essersi trasformato in un Avvento a Gerusalemme dei giorni nostri. Macia in quel momento non lo può sapere, ma ormai è chiaro a molti che quel moderno avvento non avverrà mai, e per molti non s’intendono solo gli addetti ai lavori dello staff del Manchester e del giocatore. A quanto pare, al contrario dello stesso Berbatov, la notizia del suo malcontento è partita dall’aeroporto di Monaco. Lo ha fatto in due direzioni ben differenti, arrivando alle orecchie sia dei dirigenti della Juventus che di quelli del Fulham. I Bianconeri sono i primi a buttarsi sull’affare last minute: mettono sul piatto 4,5 milioni per lo United, ma soprattutto offrono a Dimitar Berbatov uno stipendio quasi raddoppiato rispetto a quello propostogli dalla Fiorentina. Sia i Red Devils che il giocatore tentennano, i primi perché cedendo Berbatov alla Juve perderebbero 500.000 euro che i Viola avevano offerto in più per lui, il secondo perché alla fine Torino e Firenze non son separate da altro che 400 km e un aspettativa diversa sul prossimo campionato. In Italia sono le 19.00, quando i portali dedicati al calciomercato danno notizia della fumata bianca: Agnelli ha dato il via libera per l’ingaggio del calciatore, la Juve ha messo un aereo privato a disposizione di Dimitar Berbatov che è atteso a Torino attorno alle ore 21.00. La Serie A, finalmente, può accogliere Berbatov a braccia aperte. Tutto pronto, tutto fantastico, se non fosse che, mentre lo United discuteva del prezzo con Marotta mentre a sua volta quest’ultimo cercava di convincere Agnelli della buona qualità della compravendita, a Dimitar è arrivata una telefonata che se non altro ha messo fine a gran parte dei suoi sopracitati dubbi.

Il diktat di Elena

La moglie Elena l’ha chiamato, ed è sul piede di guerra: vuole rimanere in Inghilterra. Là si trova bene, è incinta di una seconda figlia e anche lei non è per niente convinta di far iniziare una nuova vita alla prima bambina.

Insomma, se Dimitar si deve per forza trovare una squadra, questa dev’essere il Fulham. L’ingaggio sarà lo stesso, le prospettive di carriera no, ma poco importa: Dimitar Berbatov si è costruito quello che può essere qualcosa in più di una semplice carriera. Dimitar si è costruito una vita e una famiglia.
Tanti saluti al casino che creerà la stampa e tanti saluti a Marotta, che ora si trova pure costretto a rispondere alle accuse di anti-sportività che la Fiorentina gli ha mosso tramite un comunicato ufficiale (Eh si, vi ricordate? All’inizio c’era anche la Fiorentina!), tra poco parte un aereo per Londra. E per fortuna che non doveva essere altro che un semplicissimo scalo a Monaco di Baviera.

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