Ciak si Giro – Giro d’Italia 2018, Prima Tappa: Vince Dumoulin, Froome spento e Nibali al bar
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Giro d’Italia 2018 – È tutto vero ragazzi, l’edizione n°101 del Giro d’Italia ha preso il via. Lo ha fatto da Israele, Gerusalemme, un luogo affascinante dove si respira storia in ogni angolo. Tra luoghi sacri e suggestivi, ecco creati i 9,7km di crono individuale. La giornata è partita col botto; nemmeno il tempo di iniziare che durante la ricognizione Chris Froome inaugura il Giro nel peggiore dei modi.

Una caduta che dimostra come il l’inglese/sudafricano non sia per nulla tranquillo in questo periodo. Ma siamo in Israele e che sia perdono o pietà per peccati non commessi, non vi è luogo migliore. Peggio va al corridore della Bahrain Merida, Kanstantsin Siutsou, anch’esso caduto durante la ricognizione, dovrà rinunciare prima che la gara cominci. Iniziamo a calarci nella parte non appena udiamo il ct Davide Cassani cadenzare ciclismo e Alessandra de Stefano tenere botta con competenza e coerenza. Parla della dedica a Ginettaccio Bartali, eroe come tanti (o come pochi), salvatore di parecchie vite grazie al suo “trasporto illegale” di documenti falsi per donare speranza agli ebrei. Un clamore che forse lo stesso Bartali non avrebbe appreso con piacere: “il bene si fa ma non si dice e certe medaglie si appendono all’anima e non alla giacca”. Ragion per cui mischiare il suo ricordo ad una trovata commerciale potrebbe esser vista da alcuni di dubbio gusto. Ma tant’è…
Comincia la corsa. Il cronometro scandisce la partenza dei corridori a distanza di un minuto, i 175 atleti si presentano alla pedana. Silvio Martinello ci parla di dati, battiti, Watt, tanto che la mente passa da un reparto neon a risparmio energetico a quel tracciato che avresti dovuto fare ma poi hai lasciato perdere. Ma il ciclismo è cambiato ed i dati sono fondamentali.
2 ore e 35 minuti questo è la durata del prolungamento dello sforzo per Rohan Dennis, che dopo la fatica in bicicletta, prima stampa il miglior tempo, salvo poi dover trattenere il fiato per 155 minuti. Minuti interminabili durante i quali ha accarezzato il sogno della vittoria, della prima maglia rosa del Giro. Sogni e speranze spezzate dall’ultimo corridore in gara Tom Dumoulin, che inizia il giro come lo aveva finito nell’edizione precedente…con una vittoria a cronometro.

Vittoria che serve a mettere già le prime distanze sugli altri corridori accreditati a fare classifica: 20 secondi a Simon Yates, 27 a un ottimo Pozzovivo che infligge un secondo a Carlos Betancur, 33 secondi a Thibaut Pinot che si difende con una prestazione tutta grinta e cuore. Delusione per Froome, Miguel Angel Lopez e Fabio Aru, che accusano un distacco non preventivato alla vigilia. E Nibali? Il buon Vincenzo ha deciso di puntare al Tour, a quella maglia gialla che, per quanto visto ad oggi, non è mai stata così in bilico negli ultimi anni. E se dovesse andar male, ha sempre un ottimo futuro nel messinese dietro al banco, tra granite e caffè.

La corsa rosa è cominciata e poco importa se le bandiere sventolanti avessero la stella di David piuttosto che il tricolore. Il Giro è sempre il Giro, un film unico e ineguagliabile che ci regalerà un finale nel finale ad ogni tappa e noi non vediamo l’ora che la regia sia pronta per girare la prossima scena. Ciak, si Giro.

 

 

 

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