George Best – La storia di un uomo divenuto campione, soffocato dal suo stesso talento
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credit immagine: Albert Bridge.

George Best – Gli inizi della leggenda

Sguardo sveglio, troppo sveglio. Bello come il sole, capace di far girare la testa a qualsiasi ragazza del pianeta. Attrice, cantante, modella o Miss Mondo non fa differenza. Capelli lunghi, basettoni come la moda del momento impone ed un talento innato nel sapersi complicare la vita. Il ragazzo però aveva anche un’altra passione, talmente forte che fin da ragazzino avea preferito lasciare la ben più prestigiosa Grosvenor High School, scuola dove il rugby era sport principale, per inseguire il sogno di divenire un calciatore.

Scartato a 15 anni dal Glentoran (pare fosse troppo gracile), qualche tempo dopo venne scovato da un talent scout destinato a cambiargli la vita.

“Ehi Matt, credo d’aver trovato un genio”

Con questa breve, concisa ma intensa telefonata, Bobbi Bishop, scovatore di talenti del Manchester United, presentò per la prima volta a Matt Busby quello che di li a poco sarebbe diventato il calciatore più forte che avrebbe allenato. Nasce così la favola di George Best. Una storia fatta di amore, sofferenza, controversie ed errori; una storia divenuta leggenda ed un uomo divenuto mito.

Il Manchester United ed i successi in campo

Il 14 settembre del 1963, dopo una serie di tira e molla, dopo esser tornato a casa per la troppa nostalgia, George a 17 anni esordisce con la maglia dei Red devils. Un’avventura che vedrà il ragazzo di Belfast realizzare 181 reti, vincere due campionati, un pallone d’oro e una Coppa dei Campioni. E proprio nella finale della Coppa dalle grandi orecchie 1967/68 che si racchiude tutta l’essenza della personalità di Best. Alla vigilia del match, mentre la squadra cerca nel riposo la concentrazione per poter prevalere su un ostico Benfica, George passerà tutta la notte con una giovane ragazza, salvo poi decidere il match dribblando il portiere e mettendo la palla in rete. Vincerà la Coppa, pallone d’oro e sarà il calciatore più giovane della storia ad ottenere dalla football association il premio come calciatore dell’anno. Un numero 7 capace di giocare come un 10, inventare gioco come un 8, segnare come un 9 e staccare di testa come un 11.

 

Un lento declino

22 anni. Questa l’età di Best quando il mondo era ai suoi piedi; quando venne accostato a rock star, diventando modello e attore. Ma l’esser trattato da re, a soli 22 anni, può rivelarsi un boomerang dalle dimensioni importanti se non si hanno testa salda e fondamenta rocciose. E in George Best, di queste qualità, nemmeno l’ombra. Arriva così un lento declino, fatto di giocate degne di nota ma anche di episodi spiacevoli -come il pugno rifilato a Medina in Coppa Intercontinentale, multe per aver disertato match e ritiri, preferendo ora un week end con l’attrice Sinead Cusack, ora una notte con Miss Mondo Carolyn Moore. Le sue frasi cominciano a far più scalpore delle sue prodezze in campo, oscurandone il talento.

 

Annuncerà più volte il ritiro, salvo poi cambiare più volte idea. A soli 28 anni lascerà lo United e la sua carriera sarà sostanzialmente finita. Vagherà per i continenti: Sudafrica, America, Australia e perfino Hong Kong.

Gli stessi Aztecs lo sostituirono con Johan Cruijff, lo stesso Cruijff da sempre oggetto di confronto. Giocatore con la testa sulle spalle, bravo nel gestire vita privata, interessi economici e ambizioni sportive. Insomma, l’antitesi di Best. Supponiamo sia anche questo il motivo per il quale George avrà sempre parole “al miele” per l’olandese volante.

 

Finirà la carriera in Australia. Tenterà di disintossicarsi in una clinica in Irlanda, prendendo forse per la prima volta coscienza del suo problema. Finiscono così le frasi da “immortale”, quelle che lo fecero diventare mito prima ancora della sua dipartita.

La fine del mito

Scriverà una biografia dove racconterà tutta la sua vita: dai pub al campo, dalle donne ai tanti errori e le tante dipendenze, ma anche l’ottimismo di chi pensa di poter sconfiggere il proprio avversario. Purtroppo però, per George l’alcol fu un avversario troppo duro da affrontare. A nulla servì il trapianto al fegato. Nel 2005 a seguito dell’ultima insufficienza epatica George vede la sua vita spegnersi. Dimagrito, intubato e vicino alla fine, decise di mostrare al mondo le sue condizioni. Un atto di coraggio, redenzione o perdono. Morirà a Londra, il 25 Novembre del 2005.

Un campione come pochi, talmente grande dall’esser stato sommerso dalla sua enorme fama. In pochi cercarono di aiutarlo, troppo comodo per stampa e media avere un personaggio simile. Leggenda narra che, in una delle sue tante serate in compagnia di Miss Mondo, un cameriere, intento a consegnare ai due l’ennesima bottiglia di champagne, entrando nella suite dell’albergo, nel vedere Best accanto alla ragazza, nuda, tra bottiglie di champagne, fiches e soldi sparsi per tutta la camera, sussurò con fare malinconico: “Quando le cose hanno iniziato ad andarti male, Georgie?”

 

 

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